Mercoledì, 08 Settembre 2010
   
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Efficienza energetica nelle abitazioni: le nuove direttive UE

Edifici energeticamente autosufficienti entro 10 anni

Questa al nuova direttiva approvata nel Maggio 2010 dalla Comunità Europea stabilisce infatti che tutti gli edifici che verranno costruiti a partire dal 1° Gennaio 2019 devono essere in grado di produrre tanta energia quanta ne consumano per il loro fabbisogno. E' una svolta epocale che rivoluzionerà completamente il mondo dell'edilizia rispetto a come viene inteso oggi e per questo, non ci capisce come mai nessun mass media (carta stampata, tv, settimanali) ne ha dato notizia; probabilmente la data sembra ancora molto distante...
Tuttavia il Parlamento Europeo ha stabilito altresì che vengano fissate dai singoli Stati membri delle scadenze intermediarie per gli edifici esistenti, per esempio fissare una percentuale minima di costruzioni che devono rispettare il nuovo standard di "zero energia" rispettivamente entro il 2015 e il 2020. Come si può vedere il cambiamento è prossimo ed imminente.

efficienza_energetica_casaRiscaldamento, elettrodomestici, aria condizionata: il 40% di energia in Europa se ne va...restando in casa. Gli edifici sono fra le principali fonti di emissioni di CO2, ma hanno un enorme potenziale di risparmio energetico ancora inesplorato. La nuova direttiva europea propone di lavorare in questa direzione: tutti gli edifici potranno produrre da soli l'energia di cui hanno bisogno.
Il Parlamento definisce gli edifici a "zero energia" come quegli edifici che grazie ad un alto livello di efficienza energetica ottengono un consumo generale di energia primaria uguale o inferiore all'energia prodotta da fonti rinnovabili in quello stesso sito.

 

Strumenti a supporto degli edifici autosufficienti

L'UE aggiunge inotre una nuova disposizione al testo approvato richiedendo agli Stati membri, entro la metà del 2011, di predisporre un piano di strumenti finanziari volto al miglioramento dell'efficienza energetica degli edifici come ad esempio: prestiti con tassi ribassati, agevolazioni fiscali sulle imposte e sui ricavi provenienti da questo settore  e assistenza finaziaria offerta dai fornitori di energia ai consumatori.
Speriamo che il Governo Italiano sia in grado di introdurre queste direttive nei suoi piani economici in quanto potrebbero rappresentare una nuova opportunità in questa difficile situazione economica.
Inoltre la Commissione propone di introdurre entro il  30 Giugno 2010 degli strumenti finanziari addizionali per l'UE come:

  • un significante incremento dei Fondi Europei per lo Sviluppo Regionale di energia ed efficienza;
  • stabilire entro il 2014 un Fondo Europero per l'Energia e l'Efficienza finanziato dalla Comunità Europea con il fine di promuovere progetti pubblici o privati con il fine di migliorare l'efficienza enegetica delgi edifici;
  • riduzioni di IVA per servizi e merci che possano essere impiegati nell'efficienza energetica o nelle fonti rinnovabili negli edifici.

 

Il Protocollo di Kyoto

E' un trattato internazionale in materia di ambiente sottoscritto nella città giapponese l'11 dicembre 1997 da più di 160 paesi in occasione della Conferenza COP3 della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) ed il riscaldamento globale.

È entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica da parte della Russia. Il 16 febbraio 2007 si è celebrato l'anniversario del 2° anno di adesione al Protocollo di Kyoto, e lo stesso anno ricorre il decennale dalla sua stesura.
TERMINI E CONDIZIONI


Il trattato prevede l'obbligo in capo ai paesi industrializzati di operare una riduzione delle emissioni di elementi inquinanti (biossido di carbonio e altri cinque gas serra, precisamente metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, per fluoro carburi ed esafluoro di zolfo) in una misura non inferiore al 5,2% rispetto alle emissioni registrate nel 1990 (considerato come anno base), nel periodo 2008-2012.

Il Protocollo di Kyoto prevede il ricorso a meccanismi di mercato, i cosiddetti Meccanismi Flessibili. Il principale meccanismo e' il Meccanismo di Sviluppo Pulito o Clean Development Mechanism (o "CDM"). L'obiettivo dei Meccanismi Flessibili è di ridurre le emissioni al costo minimo possibile, in altre parole a massimizzare le riduzioni ottenibili a parita' di investimento.

Perché il trattato potesse entrare nella pienezza di vigore si richiedeva che fosse ratificato da non meno di 55 nazioni firmatarie, e che le nazioni che lo avessero ratificato producessero almeno il 55% delle emissioni inquinanti; quest'ultima condizione è stata raggiunta solo nel novembre del 2004, quando anche la Russia ha perfezionato la sua adesione.

Premesso che l’atmosfera contiene 3 milioni di megatonnellate (Mt) di CO2, il protocollo prevede che i Paesi industrializzati riducano del 5% le proprie emissioni di quel gas. Il mondo immette 6.000 Mt di CO2, 3.000 dai Paesi industrializzati e 3.000 da quelli in via di sviluppo. Per cui con Kyoto dovrebbe immetterne 5.850 anziché 6.000, sul totale di 3 milioni: dato l'elevatissimo costo della riduzione è facile capire perché il protocollo non abbia raggiunto grandi adesioni.

Paesi aderenti

 

 

Adesione al Protocollo di Kyoto nel 2005. In verde gli stati che hanno firmato e ratificato il trattato, in giallo gli stati che lo hanno firmato ma non ancora ratificato. Australia e Stati Uniti hanno firmato ma hanno poi rifiutato di ratificare il trattato.

Adesione al Protocollo di Kyoto nel 2005. In verde gli stati che hanno firmato e ratificato il trattato, in giallo gli stati che lo hanno firmato ma non ancora ratificato. Australia e Stati Uniti hanno firmato ma hanno poi rifiutato di ratificare il trattato.

Nel novembre 2001 si tenne la Conferenza di Marrakech, settima sessione della Conferenza delle Parti. In questa sede 40 Paesi sottoscrissero il trattato. Due anni dopo più di 120 paesi avevano aderito, sino appunto alla detta adesione e ratifica della Russia, considerata importante poiché questo paese produce da solo il 17,6% delle emissioni.

I paesi in via di sviluppo, al fine di non ostacolare la loro crescita economica frapponendovi oneri per essi particolarmente gravosi, non sono stati invitati a ridurre le loro emissioni.

Nel dicembre 2006 gli stati aderenti erano 169.

Per approfondire, vedi la voce Protocollo di Kyoto (Nazioni aderenti).

Paesi non aderenti

Tra i paesi non aderenti figurano gli Stati Uniti, responsabili del 36,1% del totale delle emissioni (annuncio fatto nel marzo 2001).

In principio, il presidente Clinton aveva firmato il Protocollo durante gli ultimi mesi del suo mandato, ma George W. Bush, poco tempo dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, ritirò l'adesione inizialmente sottoscritta dagli USA.

Alcuni stati e grandi municipalità americane, come Chicago e Los Angeles, stanno studiando la possibilità di emettere provvedimenti che permettano a livello locale di applicare il trattato, il che comunque non sarebbe un successo indifferente: basti pensare che gli stati del New England, da soli, producono tanto biossido di carbonio quanto un grande paese industrializzato europeo come la Germania.

Anche l'Australia ha annunciato che non intende aderire all'accordo, per non danneggiare il proprio sistema industriale.

Non hanno aderito neanche Croazia, Kazakistan e Monaco.Questo articolo è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License. Esso utilizza materiale tratto dalla voce di Wikipedia: "Protocollo di Kyoto".

   

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